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Taproot

  1 month ago

"Siam tre piccoli cioccolatin..."
#fotoprimogiorno

Più nozioni apprendi e più basi hai, ma meno cuore usi e meno fondamenta avrai.

Dedicata alle persone speciali che ho conosciuto qui su Toluna, come fossimo compagni di scuola, che con amicizia e rispetto mi hanno scritto in bacheca, commentato, apprezzato, supportato, consolato, sorriso, voi sapete chi siete, senza bisogno di fare nomi.
A voi.

Il primo giorno d'asilo, di scuola dell'infanzia, così lo chiamano ora(mi pare) quello me lo ricordo bene. Avevo il grembiule nero, tre cioccolatini in tasca, i capelli con un caschetto alla beatles, mi accompagnò mia sorella, mano nella mano, ero sereno nel tragitto di duecento metri a piedi, amavo mia sorella, colpito sassolini con i piedi e saltellavo in quel tragitto che conoscevo già bene, per andare al campetto da calcio, per andare all'oratorio, per andare da mia zio. Arrivammo al recinto e ci camminammo accanto fino al cancello d'ingresso, lo spiazzo interno di ghiaia, i due melograni, il pino alto, tutto era ovattato e fosco, come se qualcuno avesse sbattuto delle coperte impolverate, come se qualcuno avesse spazzato il vialetto interno di cemento. Era giallo ocra, la grande porta a vetro satinato, i tre gradini, sì, ero ancora sereno.
Uscì la suora, aprì il cancello e camminammo dentro fino ai tre gradini della scala, camminammo su i tre gradini della scala
"Ora può andare, ci pensiamo noi, è meglio se lei non entra" disse la suora alta e ossuta a mia sorella.
Mi prese per un braccio, l'avambraccio destro, mi strattonò cercando di tirarmi dentro. Non ero più sereno.
Lei, la suora alta e ossuta intendo, poi con quella bassa e tonda, poi con quella media e anziana, io puntato con i piedi e la mano alla maniglia, mia sorella che guardava tra il sorridente e il malinconico.
"Non voglio entrare!!! Non vogliooo!"
E lacrime e strilli, e tre suore che non riuscivano a schiodare un bambino di sei anni, ah, la forza della disperazione quant'è forte.
Alla fine intervenne mia sorella e come non lo so, questo non lo ricordo, dopo qualche minuto mi convinsero ed entrai e mi misi a giocare con gli altri e diedi un cioccolatino ad una bimba che piangeva.
Quando tornai a casa ero sorridente e tranquillo, così mia madre mi chiese:
"Tua sorella mi ha detto che hai pianto e non volevi entrare, come mai?"
"Pensavo che mi avreste abbandonato."
"E ora hai capito che non è così vero?"
"Sì...credo di sì."
Ah quel misero senso dell'abbandono, non me lo sono levato da torno.
Delle elementari non ricordo nulla, a parte la madre di un mio compagno che è collassata dall'emozione sul marciapiedi antistante la scuola e io le ho dato due dei tre cioccolatini che avevo in tasca. Delle medie nemmeno, a parte i beceri tamarri che impennavano in motorino nel parcheggio interno del complesso scolastico e che avevo tre cioccolatini in tasca e uno lo diedi ad un tizio che poi diventò mio compagno di banco e due li diedi a quei piccioni in motorino.
Il primo giorno di superiori, di scuola d'arte, quello lo ricordo bene.
Fu un'estate calda, movimentata, tanto che, sorvolando sulle dinamiche dell'accaduto, mi ritrovai con la testa aperta letteralmente in due, sei giorni prima dell'inizio della scuola, due giorni di ospedale, tac, radiografie e punti, parecchi punti. Ne consegue una rasatura dei capelli alquanto approssimativa, un enorme cerotto bianco avvolto dalla garza maculati di rosso, ne consegue che, nonostante la mia passione già a quel tempo per i vecchi horror, mi sono presentato con un cappellino per un certo...senso del buon gusto.
E chi non lo sa?!
"Senti, ma dove credi di essere?" Mi disse il professore nell'aula magna con tutti gli studenti delle prime seduti.
"A scuola, ma vede..." dissi io imbarazzato
"Ma vede niente, vedo che hai un cappellino in testa. Lo sai vero che è mancanza di rispetto?"
"Sì, certo, lo so, ma vede ho avu..."
"No no, non m'interessa sapere niente, togliti subito quel cappellino. Ci sono delle regole qui."
"Io lo tolgo, ma dovrebbe sapere che se ho il cappellino è perchè..."
"Ancora?! Ancora che parli? Togliti quel cappello o ti sbatto in presidenza il primo giorno e ti do una nota."
Gli sorrisi e dissi solo "ok professore, come vuole." me lo tolsi e lo appoggiai educatamente sul grande banco da disegno.
Lui passò dal carnicino al magenta, al ciano, al ftano, all'oltremare, al grigio di Payne, poi scolorì al bianco di titanio.
"Ehm...beh...senti rimettilo pure, scusami, è che vedo così tanti ragazzi maleducati che devo usare il pugno duro. Credo capirai."
"La ringrazio...sì capisco, però no, non credo di volerlo rimettere, sto a mio agio così ormai."
No no, li avevo, tre cioccolatini in tasca, li feci a pezzetti nell'intervallo e li mangiammo in dieci.
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nadinci

  1 month ago
Sei ancora tu! Mi piace come scrivi, ciò che scrivi, lo sai già, ma, come si dice, repetita juvant! Forse se avessi trovato uno come te invece degli "stupidi nanetti", il mio primo giorno di scuola sarebbe stato meno traumatico, nonostante la maestra "esorcista"!
Adesso non sparire più per favore! Un abbraccio
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Ettorino

  1 month ago
buona notte Reply
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cherrygisa

  1 month ago
OHlala.....entro veloce in Toluna e chi trovooooo? Il tipo tosto.......è sempre un piacere leggerti.....la storia della tua vita scolastica mi ha fatto sorridere tanto.....a proposito ma quando torni?....per postare un pò di musica.....del tipo Umberto Maria Giardini .....(spero di non sbagliare.... mi era rimasto così impresso)......Spero tutto bene.....è da così tanto tempo che non ci "appari"......spero comunque che il tuo "sole" sia sempre con te....ti auguro ovviamente una lunga permanenza e buon tutto. Saluti alla compagnia Reply
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Patrixia

  1 month ago
Bellissimo racconto. Emerge il tuo animo sensibile, fuori del comune e convengo sul disagio che persone come te possano provare trovandosi davanti docenti bruschi oltre il limite consentito, e compagni similbulli. Ma quello che mi ha colpito è la tua capacità di adattamento alle situazioni, senza soffrirci e basta, con garbo e fermezza hai dato dimostrazione di generosità e apertura(cioccolatini x tutti) e tranquillità nel sostenere le tue scelte(ora mi sento a mio agio cosi). Bravo tap, hai dato buone lezioni a tanti. È vero sei mancato con i tuoi post che inducono alla riflessione, profondi e garbati. Grazie Reply
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Ziapi

  1 month ago
Buonasera, non ti conosco, sono qua da poco e non leggo mai post così lunghi, non perché non mi piaccia leggere, anzi, ma perché penso che non siano adeguati al luogo e di solito, arrivata a metà, crolla l'attenzione. In questo caso mi piacerebbe leggere il secondo capitolo. Mi sarebbe anche piaciuto incontrare qualcuno che mi offrisse un cioccolatino, in alcune situazioni. Piacere di conoscerti, buona serata:-) Reply
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Martyy

  1 month ago
Che bello aprire il cassetto dei ricordi e trovare la ... cioccolata :) Reply
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Claire_Redfield

  1 month ago
Allora ogni tanto questi sentieri li ripercorri e ci vieni a trovare:)
Confesso di non aver pianto il mio primo giorno di scuola ma quello di mio figlio,sì,mi sono riconosciuta nella mamma del tuo compagno che ha collassato sul marciapiede,io ho aspettato di rientrare in auto e ho pianto tutto il tragitto, credo sia pericoloso piangere mentre guidi,però non ci si può far niente
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Z.O.A.R.

  1 month ago
Bentornato !!!! Eri bellissimo nella tua Taproot chocolat ;-)) Felice di rileggerti ;-))❤ Ciao ;-) Reply
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